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ARCAM rPAC, un DAC di elevata qualità

Recensione Arcam rPAC

 

L’ARCAM rPAC è un convertitore che ha nella leggerezza e nelle dimensioni contenute due dei tratti distintivi che lo rendono particolarmente adatto in mobilità: 6,2 x 2,5 x 10 cm per appena 0,3 kg. Forse, gli appartenenti alla categoria degli audiofili incalliti non manderanno giù né che l’alimentazione dal PC avvenga mediante il cavo USB, né tanto meno la presenza di possibili disturbi di rete generati dal pc, ma se si guarda la cosa sotto un’altra prospettiva, ossia quella della praticità, viene meno il problema di dove posizionare nell’eventualità l’alimentatore esterno che in questa circostanza è tutt’altro che imprescindibile.

 

Materiali, struttura interna e caratteristiche tecniche del DAC

Il layout di ARCAM rPAC è compatto, merito del suo guscio superiore in pressofusione di alluminio, decisamente piacevole al tatto, e del pannello inferiore realizzato in lamiera sagomata, ricoperta da uno strato di gomma morbida. Il passaggio del segnale USB avviene tramite un sistema che consta di 3 chip:

SMSC USB3318
XMOS
Texas PCM5102

Il terzo integra il doppio amplificatore, in grado di funzionare anche a basse tensioni in uscita. Il segnale è diretto all’ampli cuffia TPA6130 munito di regolazione del livello analogico. Il minijack per la cuffia si trova al di sotto del led a 3 colori, il cui compito primario è quello di segnalare qual è lo stato del DAC.

Al fine di evitare la minaccia di possibili urti e di bruschi impatti, la casa inglese ha deciso volontariamente di arretrare, seppur di poco, le connessioni linea. Tutto questo non rappresenta una limitazione, anche a fronte delle presenza di connettori RCA di notevoli dimensioni. Accanto vi è il connettore USB in grado di alimentare tutti i dispositivi ad alto assorbimento.

 

In riferimento alla sezione di conversione e di uscita, un ruolo primario spetta al PCM5102, un performante chip Burr Burrow che integra lo stadio di uscita a doppio amplificatore operazionale con uscita a 2 Vrms, dalle performance eccellenti, specialmente nella circostanza di alimentazioni a bassa tensione.

Tra le caratteristiche tecniche che rendono unico il convertitore ARCAM rPAC citiamo il circuito di smistamento che ha il compito di indirizzare il segnale all’amplificatore per cuffia, l’integrato Texas TPA6130A2, ideale per pilotare al meglio i modelli a bassa impedenza. Speciale menzione di quest’integrato va di sicuro alla sua capacità di regolazione analogica del volume in uscita che viene controllato grazie a due comodi tasti, posizionati vicino all’ingresso cuffia.

La presa cuffia frontale, minijack da 3,5mm, è posizionata sotto il led spia che indica lo stato di funzionamento del convertitore: sarà verde in caso di ricezione del segnale e rosso in fase di accensione del pc. Per essere informati della frequenza di campionamento del file in ricezione, dai 44 kHz ai 96 kHz, bisogna attendere ciò che ci comunica la schermata del pc.

Anche a fronte dell’assenza dell’indicatore di livello, non c’è il rischio di avere, specie nelle prime volte in cui si testa l’ARCAM rPAC, un livello troppo alto nella cuffia. Il costruttore inglese, al fine di conferire al convertitore maggiore sicurezza, ha optato per un’uscita ad un livello non particolarmente elevato.

Un’altra caratteristica interessante: dopo aver creato la playlist musicale, se lo schermo non viene utilizzato, il pc lo spegne in automatico. Ed i comandi del volume dell’ARCAM rPAC ricoprono un ruolo ancora più importante, poiché permettono all’utente di posizionare il DAC il più vicino possibile alle casse del pc.

 

Esperienza di ascolto

Nel complesso, specie se si utilizzano cuffie ad alta fedeltà, con l’ARCAM rPAC è possibile godersi un suono chiaro e pulito per un ascolto mai affaticante. Certo, non sarà il massimo della potenza, ma questo convertitore dalle dimensioni ridotte permette all’ascoltatore di carpire dettagli ed informazioni che diffusori simili tendono ad amalgamare.

Chi collega il convertitore ad un tradizionale impianto hi-fi noterà, a fronte del prevedibile ridimensionamento, che l’esperienza di ascolto non si discosterà più di tanto da quella “vissuta” con cuffie di alta qualità. Perciò, si assiste all’accentuazione dei minimi dettagli, anche di quelli che di primo acchito possono essere considerati insignificanti.

 

Quali sono i limiti di questo convertitore?

I limiti dell’ARCAM rPAC non sono molti, ma si notano tutti in un’esperienza di ascolto tramite RCA. In primo luogo, rispetto a competitor più blasonati (e più costosi), occorre constatare che la risoluzione massima è pari a 96 kHz/24 bit.

Perciò, per quanto riguarda l’ascolto dei file ad elevata risoluzione, come quelli a 192 kHz, sarà opportuno indirizzarsi verso DAC più competitivi. Tuttavia, in riferimento all’ascolto di file a risoluzione CD e comunque non superiore a 96 kHz, questo convertitore fa la sua figura. Neutrale nella timbrica ed armonico nel suono.

 

Considerazioni finali

Ciò che più apprezziamo dell’ARCAM rPAC è che non si verificano cali prestazionali se vengono adottate cuffie ad alta fedeltà. Il suono, sempre chiaro, ricco di dettagli e per nulla affaticante, rende questo convertitore ideale non solo per i novizi, ma anche per chi si pone l’obiettivo di servirsene nella classica catena hi-fi.

 

Per leggere la recensione completa dell’ARCAM rPAC, clicca qui.

 

 

 

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