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ARCAM: quando l’alta fedeltà fa rima con semplicità.

Storia dell’Azienda: quando si parla di alta fedeltà, tra i brand inglesi più affermati c’è di certo Arcam che a partire dal 1972 si è costruito un’importante fama in questo mercato. Puntare di fatto sui prodotti del costruttore britannico vuol dire avere in casa strumenti che suonano bene, di pregevole fattura in termini di materiali utilizzati e di alta qualità. Il tutto a prezzi non proibitivi. Insomma, Arcam ha fatto della filosofia “semplicemente ben suonante” il proprio marchio di fabbrica, lasciando ad altri costruttori la scelta di corredare i prodotti da loro costruiti con orpelli discutibili che, spesso, inficiano proprio la qualità sonora riprodotta.
A partire dal 1972, i suoi fondatori, ancora studenti alla facoltà di Ingegneria e Scienza dell’Università di Cambridge, avviarono la produzione di strumenti di riproduzione sonora, ma con il marchio “A & R Cambridge Ltd”, dove le lettere “A” ed “R” stanno per “Amplifing” e “Recording” (cioè amplificazione e registrazione). Tra i fondatori c’era anche John Dawson che oggi dirige l’azienda che ha sede a Waterbeach, distante poco meno di 10 km da Cambridge.

All’inizio degli anni ’70 il mercato si suddivideva fra brand giapponesi che non erano proprio il massimo nella riproduzione sonora (offrendo, però, un innegabile rapporto qualità prezzo estremamente favorevole) e marchi inglesi e americani che, per quanto fossero ampiamente superiori, non sempre riuscivano a soddisfare appieno le esigenze degli audiofili appassionati, alla ricerca di prestazioni sonore uniche. A & R, che inizialmente aveva come target di riferimento gli appassionati locali, ben presto iniziò a riscuotere un certo consenso e fu così che a 4 anni di distanza dall’inizio delle attività, nel 1976, avviò la produzione del suo primo amplificatore, il mitico A60 che influenzò tutti i modelli successivi.

Inizialmente, Arcam programmò la produzione di 50 pezzi del suo amplificatore A60. Il successo andò aldilà di ogni immaginazione, al punto da guadagnarsi il titolo di best seller con più di 30.000 modelli venduti sul mercato in 10 anni. A cosa deve il successo questo amplificatore ad alta fedeltà di uso domestico? Perché gli utilizzatori rimasero estasiati, “costringendo” il costruttore britannico ad aumentarne la produzione? Su due piedi, è difficile dare una risposta netta. Forse non c’è neanche una risposta univoca, visto che per molti il design dell’A60 era decisamente originale, mentre per altri le qualità estetiche non erano di certo il massimo. Di sicuro, comunque, la semplicità dell’architettura interna e l’integrità dei materiali adottati in fase di produzione hanno contribuito a dare a questo amplificatore prestazioni sonore fuori dal comune e una lunga autonomia. Non è un caso se la maggior parte di questi amplificatori sono in uso ancora oggi.

Arcam oggi: In questo modo, una piccola realtà locale si è trasformata in una grande azienda che, con il passare del tempo, è stata in grado di rimanere al passo coi tempi e di seguire l’evoluzione tecnologica, presentando una miriade di prodotti sia rivolti al mondo analogico che a quello digitale, incluso anche il ramo “audio-video”, dove Arcam si è fatta apprezzare per le sue prestazioni, semplicemente eccezionali anche in campo musicale, e per la sua durevolezza nel tempo.

Nonostante il forte periodo di crisi economica e la spietata concorrenza dei prodotti cinesi, abbiano messo più volte il bastone tra le ruote ai principali costruttori nel mercato dell’alta fedeltà, Arcam ha preferito non delocalizzare, continuando a produrre in Inghilterra la maggior parte dei prodotti del suo catalogo. La presenza sul retro della scritta “designed and made in the UK”, evidenziava il successo dell’alta fedeltà inglese, ancora oggi protagonista assoluta nel mercato.

E In Italia? Il brand Arcam è conosciuto principalmente per via dei lettori CD e per i suoi integrati, oltre che per gli amplificatori, per i sintonizzatori e, infine, per gli apparecchi appartenenti al ramo “home cinema”.
Di recente, il brando inglese si è distinto nel panorama dell’alta fedeltà per aver ristrutturato la sua gamma e per aver presentato diverti nuovi componenti, tutti caratterizzati dalla sigla FMJ (Faithful Musical Joy). A questa serie appartiene anche l’ARCAM FMJ A19, su cui ci soffermeremo adesso.

ARCAM FMJ A19: ritorno alle origini. A cavallo tra gli anni ’70 e ’80, il brand Arcam godeva di una certa popolarità tra gli audiofili incalliti, soprattutto per via del suo primo amplificatore integrato, quell’Arcam A60 di cui abbiamo parlato in precedenza. LA rivoluzione del settore, il successo dell’azienda nel mercato dell’alta fedeltà e l’avvento dell’Home Cinema hanno fatto sì che Arcam abbia aumentato la gamma dei prodotti, raggiungendo target più eterogenei. E l’integrato ARCAM FMJ A19 ha segnato in un certo senso un ritorno alle origini, anche se, nonostante la componente estetica sia propriamente quella della serie FMJ, il prodotto appare decisamente rinnovato, sempre seguendo i canoni dell’alta fedeltà inglese. L’unico obiettivo del costruttore è quello di che l’apparecchio sia in grado di “suonare bene”, garantendo ad ogni audiofilo l’opportunità di ascoltare musica di qualità con un impianto di qualità. E a quanto pare, Arcam ha centrato in pieno quest’obiettivo, grazie ad un integrato, influenzato certamente dal primo modello (un po’ come tutti i discendenti), ma che si caratterizza per l’unicità della tecnologia dei circuiti, volontariamente minimalista per abbattere i costi in fase di produzione e, di conseguenza, indirizzarsi verso componenti di qualità più elevata.
La versatilità di questo integrato è riscontrabile anche nell’uscita minijack a 3,5 mm, che, oltre a consentire l’ascolto della musica dai lettori mp3, può alimentare i convertitori/DAC della serie “r” (rLink o rBlink) che vengono lasciati di proposito esterni, onde evitare di incedere sulle prestazioni soniche dell’ARCAM FMJ A19.

Passiamo a questo punto al lato più tecnico, citando le caratteristiche tecniche di questo integrato in rapida carrellata:
• 50 W per canale (potenza minima raggiungibile e garantita in ogni condizione d’uso)
• ingresso phono MM (47 Khohm (100pF)
• 7 ingressi linea, di cui 6 analogici ed 1 phono per fonorilevatori MM: questa scelta è dettata dal fatto che il costruttore britannico considera il modello FMJ A19 come il portale che deve pilotare ogni sorgente. Nello specifico, l’ingresso phono per fonorilevatori MM è stato riprogettato interamente da Arcam, al fine di garantire il massimo della qualità, superando quella dei modelli precedenti.
• uscita registratore, pre e cuffia (sul frontale)
• alimentazione curata con l’obiettivo di trasferire un rumore bassissimo al circuito audio, in modo da potenziare ulteriormente le performance di componenti esterni, come detto appartenenti alla serie “r”
• chassis interamente metallico
• telecomando
In conclusione, le caratteristiche tecniche in questione e la precisione nella riproduzione sonora fanno sì che quest’integrato sia davvero il massimo della versatilità, visto che Arcam pur soffermandosi sull’universo analogico non rinuncia ad approcciare a quello digitale ed al contesto della musica liquida, grazie ai DAC specificatamente dedicati.

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