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La musica liquida. La nuova frontiera.


Tutto quello che c’è da sapere sulla musica liquida: con quali prodotti ci si può avvicinare?

Con il neologismo “musica liquida” -la cui paternità seppur con un’accezione di significato diversa da quella attuale spetta al sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman- s’intende una specifica porzione di musica che “non è possibile toccare con mano”, in quanto libera dalle barriere del supporto fisico.

Ascoltare ad esempio la musica da un lettore MP3 o da un pc vuol dire aver archiviato in un dispositivo tanti brani musicali che però risultano intangibili. Liquidi, appunto! La rivoluzione apportata dalla musica liquida sta nel fatto che è possibile ascoltarla in movimento, in palestra, quando si è al pc, in auto e via dicendo.

Esistono vari formati in cui è possibile convertire i brani musicali dei CD in musica liquida con appositi programmi: MP3, WMA, OGG sono oggi i più comuni, perché in grado di ridurre nettamente la quantità di dati richiesti per la memorizzazione della traccia musicale (la riproduzione resta accettabile rispetto alla qualità del file non compresso). AAC, AIFF, APE, FLAC e WAVE sono poi altri formati musicali liquidi diffusi.

Perciò, allo stato attuale delle cose, la musica liquida è una realtà con cui gli audiofili non possono fare a meno di confrontarsi, vista l’accessibilità a tutti: se fino a qualche anno fa, il CD era considerato l’ultima frontiera della riproduzione audio, nel breve periodo le cose sono cambiate per il semplice fatto che lo standard sviluppato per la codifica su CD si è poi rivelato decisamente limitato per la riproduzione sonora ad alta qualità. Ecco perché gli appassionati di musica hanno iniziato a recuperare le loro collezioni di vinile, lasciate nel dimenticatoio prima di venire a conoscenza della “delusione” prodotta dai CD, incapaci di trasmettere l’unicità delle emozioni trasmesse dalla riproduzione analogica. Così, oggi si assiste al ritorno in auge dei giradischi, dei vecchi registratori a bobine e delle incisioni su vinile, sostanzialmente prodotti di fascia alta che più di qualsiasi strumento sanno raccogliere il meglio del passato.

Tuttavia, in riferimento a come è possibile avvicinarsi all’universo della musica liquida, vale la pena soffermarsi anche sulla disponibilità sul mercato dei DAC (“Digital to Analog Converter”) e delle “interfacce audio” ad un prezzo alla portata di tutti.

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Da un Iato, ci sono i DAC ad alta risoluzione, in grado di convertire il segnale digitale proveniente da un PC tramite la sua interfaccia USB: ad essere precisi questa è la casistica più elementare che, al tempo stesso, è quella che offre prestazioni inferiori dal punto di vista qualitativo. Tutto quello che occorre è infatti un semplice pc, la cui uscita audio analogica va collegata all’ingresso dell’impianto hi-fi.

Mentre dall’altro lato ci sono le “interfacce audio”, dispositivi in grado di effettuare la conversione da digitale ad analogico e viceversa. Questa categoria di prodotti è particolarmente apprezzata in campo professionale e fra gli audiofili (principalmente giovani), dato che garantiscono sì l’opportunità di ascoltare musica come farebbe qualsiasi DAC, ma anche la possibilità di registrare con l’aiuto di un pc e di appositi software (alcuni freeware, altri disponibili ad un prezzo assai modesto … iTunes, MediaMonkey e Foobar2000 sono i primi tre che mi vengono in mente) il contenuto analogico di un’audiocassetta, di una bobina o di un disco in vinile (con l’ausilio di un pre fono). Queste registrazioni fatte dal vivo riguarderanno probabilmente contenuti rilevanti principalmente dal punto di vista affettivo/personale … ma poco importa, visto che trasformano i diretti interessati in discografici, seppur amatoriali. Se però si tiene in considerazione che il prezzo di questi prodotti è leggermente più alto dei comunissimi DAC, che il livello qualitativo dei convertitori D/A non si discosta più di tanto da quello dei semplici DAC e che infine i convertitori A/D sono ad alta risoluzione anche nei modelli low cost (prezzi compresi fra i 200 e i 1000 euro), si capisce perché coloro che intendono avvicinarsi all’universo della musica liquida privilegino le interfacce audio ai semplici DAC, soprattutto per via della loro maggiore completezza e versatilità.
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Capitolo a parte, poi, per gli audiofili più esigenti che per ottenere il massimo possono servirsi di un pc, di un’interfaccia audio da 24bit/192 KHz con basso jitter, di un convertitore DAC da 24bit/192 KHz e di un qualsiasi amplificatore digitale con casse scelte in base ai propri gusti e al proprio budget. Inoltre con poche centinaia di euro è possibile portarsi a casa una valida dockstation che garantisce una qualità di ascolto ampiamente superiore quello offerto da una traccia musicale in formato .MP3.

Per concludere, come si evince da uno studio condotto da Deloitte, il business relativo alla musica “liquida” ha registrato a fine 2012 risultati rilevanti, pari a +31% in Italia rispetto all’anno precedente. I nuovi dispositivi mobili e gli innovativi servizi di cloud storage hanno contribuito a questa crescita che in “soldoni” è pari a 36,1 milioni di euro. In Italia, il mercato della musica liquida corrisponde al 24% di quello discografico, dove il 55% è ancora nelle mani del mercato tradizionale. C’è perciò molto da lavorare se si considera che in ambito internazionale, Stati Uniti e Corea del Sud si aggiudicano da sole il 50% dell’intero mercato musicale digitale, il cui business è di oltre 5 miliardi di dollari. Di certo, l’arrivo di Spotify anche in Italia favorirà la diffusione della musica liquida, non più di proprietà. Perciò, se si considera che oggi parecchi discografici forniscono agli appassionati di musica un download di qualità a costi contenuti rispetto a quelli del CD, non è azzardato sostenere che nel medio termine la musica liquida non compressa diverrà un fenomeno inarrestabile.
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2 Commenti »

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2 Risposte a “La musica liquida. La nuova frontiera.”

  1. 1

    Massimiliano dice:

    La musica cosiddetta liquida fa molta fatica ad inserirsi nel panorama mondiale dell’alta fedelta proprio per la mancanza del supporto fisico.

    L’audiofilo spesso è restio a cambiamenti radicali,specialmente quando si tratta di far interagire Hi-Fi e informatica.

    Ma se ci pensiamo bene i bit sono bit,che siano scritti su supporto ottico,magnetico o a stato solido (SSD)

    Il vantaggio è quello di poter fruire di contenuti che fino a pochi anni fa erano sconosciuti.

    Fino a 10 anni fa era un miraggio poter ascoltare musica dalla Nuova Zelanda o Australia,gruppi sconosciuti che senza l’avvento della banda larga sarebbero rimasti tali.

    Il poter ricevere in streaming tali radio o contenuti è il vero valore aggiunto della musica liquida,LA CONOSCENZA DEL MONDO MUSICALE LONTANO.

    Ovviamente la maggior parte delle trasmissioni avviene in Mp3 o con il più “moderno” AAC+,ma con l’avvento delle reti in fibra ottica a domicilio e la posa di dorsali oceaniche ben più robuste presto inizieranno a trasmettere in lossless parecchie radio.

    Il percorso della musica liquida verso il successo è appena iniziato!

  2. 2

    cippestit dice:

    Massimiliano, ottima riflessione; se la si analizza con attenzione si può scorgere, oltre ad un aspetto filosofico di base, anche un aspetto sociologico. Forse un linguaggio universale come quello musicale potrà diventare ancor più un veicolo di emozioni privo di barriere e facilmente usufruibile. Grazie per il feedback e per lo spunto di riflessione interessantissimo.

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