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Cos’è l’Hi-Fi..

La musica è emozione. La vita di qualunque individuo non è genuinamente votata ad altro se non alla ricerca di questa: l’emozione. Riprodurre e ascoltare musica a un livello qualitativo quanto più elevato possibile significa amplificare e intensificare tale emozione. Per dare corpo e sostanza a queste indecifrabili vibrazioni che scuotono il nostro animo ci rivolgiamo a strumenti la cui genesi si basa – o quantomeno dovrebbe – su assunti e metodologie di natura prettamente scientifica. I fattori da dover prendere in considerazione quando ci si pone dinnanzi all’acquisto di un nuovo componente della catena di riproduzione, o addirittura dell’intero impianto, sono molteplici e non sempre di elementare ed intuitiva decifrazione. Il mercato offre un’immensa ed eterogenea varietà di prodotti, le cui specifiche tecniche fondamentali e la compatibilità di interfacciamento forniscono indicazioni senz’altro utili ma talvolta non completamente esaustive. È pertanto indispensabile fare un piccolo passo indietro, entrare un poco di più nel merito, approfondire le modalità mediante le quali si è articolata la riproduzione musicale ad alta fedeltà e acquisire nozioni sufficienti per districarsi in modo consapevole nell’odierno panorama audiofilo.

 

Il punto di partenza, che potrà sembrare banale ma che tale non è affatto, è tentare di definire cosa si intenda precisamente con “alta fedeltà”. Cos’è l’Hi-Fi? Evidentemente, data la mole di teorie discordanti e di soluzioni considerevolmente distanti tra loro, una risposta semplice e definitiva non esiste. È universalmente accettato che, di per sé, l’intento sia la riproposizione fedele – meglio dire: quanto più fedele possibile – dell’evento musicale, riuscire cioè a ricreare nell’ambiente domestico la sensazione di trovarsi nel luogo e nel momento nel quale l’evento musicale è stato registrato. Ciò presuppone che debbano essere veicolate le informazioni ambientali, la percezione acustica di uno spazio fisico concreto, tridimensionalmente sviluppato in larghezza, altezza e profondità, in cui poter individuare il preciso posizionamento dei diversi strumenti, il suono dei quali deve possedere una qualità timbrica e una naturalezza tali da restituire l’impressione che siano “reali”, presenti nella stanza. L’orecchio è un organo accurato e molto sensibile, il presupposto dell’alta fedeltà consiste in qualche modo nell’ingannarlo. Proviamo a focalizzare il seguente scenario: l’evento musicale, che si diffonde facendo vibrare l’aria e generando le cosiddette onde acustiche, viene dapprincipio filtrato mediante un trasduttore – il microfono – che trasforma l’energia acustica in energia prima meccanica e poi elettrica, l’impulso elettrico viene registrato e a più riprese manipolato da differenti media fino ad essere immagazzinato su appositi supporti, i quali vengono quindi interpretati da un dispositivo – il lettore CD, il giradischi – che invia il segnale ad uno strumento – l’amplificatore – che ha il compito di ingrandirlo enormemente mantenendolo proporzionalmente quanto più aderente possibile all’originale per consegnarlo ad un altro trasduttore – l’altoparlante del diffusore acustico – di modo che il segnale elettrico divenga nuovamente energia meccanica e poi acustica per raggiungere, attraverso l’aria nella forma di onde sonore, un ultimo trasduttore – il nostro orecchio – il quale, infine e finalmente, lo trasforma in impulso prima meccanico e poi elettrochimico per il nostro cervello. Tutto ciò parrebbe avere piuttosto a che fare con la magia ma in verità appartiene a specifici rami della fisica e della scienza.

Segue da introduzione..

Ci si rende tuttavia facilmente conto di quanto impervio e delicato sia il percorso appena descritto. Vivessimo in un mondo ideale sarebbe sufficiente avvalersi delle nozioni scientifiche e delle dovute procedure tecniche per conseguire sempre, con semplicità e trascurabile approssimazione, il risultato prefissato. Purtroppo spesso così non è, esistono di fatto svariate incognite il cui peso non è secondario rispetto a quel che può essere direttamente controllabile. Le più dibattute, il cui impatto è sempre rilevante, sono l’ambiente nel quale si ascolta e la qualità variabile (di norma assai peggiore di quanto siamo portati a considerare) della corrente elettrica domestica, fattori non quantificabili a priori da chi progetta amplificatori o casse acustiche, giacché implicitamente differenti da caso a caso (o da casa a casa). Ci si è naturalmente adoperati per intervenire anche in riferimento ad essi (trattamenti acustici ambientali, equalizzazione, condizionatori di rete – semplici filtri, trasformatori, finanche generatori di corrente assimilabili a centrali elettriche in miniatura – o alimentazioni a batteria), peraltro in tanti casi con risultati di sicuro rilievo; nondimeno anche questo ci aiuta a capire quante variabili ci siano in gioco e di conseguenza quanti fattori sia bene considerare quando ci si accinge a comporre un impianto Hi-Fi o ad effettuare un upgrade. Ogni prodotto, sia esso un lettore CD, un preamplificatore a valvole, un finale di potenza a stato solido oppure un diffusore acustico a tre vie, è il risultato di una modalità progettuale spesso molto differente da marchio a marchio. A questo si aggiunga che qualunque progetto rappresenta di per sé un compromesso – il componente perfetto e ideale non esiste – e che in ogni singolo passaggio attraverso la catena di riproduzione si perde necessariamente qualcosa; il “gioco” consiste in definitiva nel sottrarre il meno possibile. Si è detto ad esempio che l’amplificatore ideale sarebbe un semplice filo con guadagno, molti costruttori hanno in effetti adottato una filosofia progettuale che assecondasse in qualche modo tale – inappuntabile ma astratta – teoria, votata alla massima semplicità, altri hanno invece concepito elettroniche con percorsi di segnale particolarmente elaborati – senza che i risultati degli uni siano universalmente preferibili o più convincenti rispetto agli altri. Ne consegue che taluni parametri di interfacciamento varino sensibilmente da prodotto a prodotto, motivo per il quale un fattore determinante consiste nella sinergia tra i componenti, i quali non si sposano sempre felicemente tra loro; per suonare suoneranno, di primo acchito magari anche apparentemente bene, ci sono tuttavia abbinamenti che funzionano meglio di altri e che consentono a tutti i componenti dell’impianto di esprimersi compiutamente. Un metodo per mitigare siffatta incognita può senz’altro essere rappresentato dalla scelta di apparecchi dello stesso marchio, magari espressamente progettati per interfacciarsi l’uno con l’altro. Altrimenti, valutate a priori le caratteristiche dei componenti (avvalendosi in primis delle più comuni specifiche tecniche: risposta in frequenza, rapporto segnale/rumore, tasso di distorsione e intermodulazione per le elettroniche, impedenza nominale, efficienza e risposta in frequenza per i diffusori) e il corretto dimensionamento in fatto di potenza, è possibile farsi un’idea del comportamento di una loro eventuale interazione conoscendo il valore di altri specifici parametri – ad esempio l’impedenza di ingresso e di uscita di preamplificatori e amplificatori, il fattore di smorzamento dei finali di potenza, le variazioni del carico in funzione della frequenza dei diffusori. Proprio la scelta delle casse acustiche rappresenta l’aspetto più delicato e decisivo per definire il grado di fedeltà di un impianto, sono infatti queste a ricoprire il ruolo di gran lunga più importante e complicato. Il primo passo da compiere da parte dell’appassionato dovrebbe sempre essere la selezione di un diffusore in grado di restituire il suono più affine ai propri gusti e adatto per l’inserimento nell’ambiente di cui si dispone, il resto della catena andrebbe quindi individuato per assecondarne le caratteristiche e permettergli di lavorare in condizioni congeniali.

 

Come accennato, nel corso del tempo si è verificato nel settore un proliferare di teorie e applicazioni spesso molto distanti o addirittura discordanti. Senza entrare troppo nello specifico ed evitando per il momento un’analisi dettagliata riguardo alle classi di appartenenza degli amplificatori (Classe A, Classe AB, Classe D o T eccetera), alla differenziazione tra circuiti a valvole o a stato solido, alle caratteristiche progettuali dei diffusori acustici (attivi e passivi, monovia o largabanda, due vie, tre vie, a sospensione pneumatica, bass reflex eccetera), alle proprietà e al grado d’influenza dei cavi – e sorvolando per semplicità sulle peculiarità dell’ascolto in cuffia – possiamo grossolanamente stabilire che i “punti fermi” di un impianto Hi-Fi – quelli, cioè, che a dispetto delle differenze e dei progressi circuitali e progettuali non sono mai stati sostituiti con altro – sono l’”accoppiata” preamplificatore/finale di potenza – o in alternativa l’amplificatore integrato, assimilabile ad un insieme dei due – e le casse acustiche. La ricerca e l’innovazione hanno portato questi componenti a livelli qualitativi sempre più elevati, in taluni casi si è anche riusciti a ridurne le dimensioni e a contenerne sensibilmente i consumi senza comprometterne la qualità – talvolta mantenendola del tutto inalterata. Preamplificatori, amplificatori e diffusori acustici sono tuttavia – pur con tutti i distinguo del caso – sostanzialmente gli stessi dagli albori dell’alta fedeltà ad oggi. Una nuova frontiera che già da alcuni anni s’è affacciata nel settore è rappresentata dall’uso di crossover digitali da interporre tra sorgente e amplificatore. In futuro i diffusori acustici potrebbero essere privi di crossover interno e l’operazione di suddivisione della gamma di frequenze da veicolare agli altoparlanti sarebbe dunque a carico del crossover digitale, attraverso il quale sarà possibile calcolare la frequenza di incrocio e inviare selettivamente il segnale, adeguatamente suddiviso, a differenti circuiti di amplificazione per infine, da questi, entrare direttamente nei tweeter e nei woofer. Alcuni appassionati hanno già intrapreso con risultati molto promettenti tale strada ed esistono sul mercato prodotti di ottimo livello, si tratta tuttavia di una tecnologia ancora agli albori e i passi da compiere sono molteplici, soprattutto in termini di praticità, semplicità d’uso e costi (è ad esempio condizione implicita e necessaria il ricorso alla multi-amplificazione, almeno due finali stereo oppure quattro mono), non a caso è al momento sfruttata soprattutto in ambito professionale e nell’autocostruzione. È piuttosto nel campo delle sorgenti che si sono verificate le novità più rilevanti, con l’avvicendarsi di periferiche solo vagamente correlate tra loro. Scomparsi quasi del tutto i riproduttori di nastri magnetici e tralasciando i sintonizzatori radio, all’intramontabile giradischi analogico si è dapprima affiancato il lettore CD (in una fase successiva con le sue declinazioni ad alta risoluzione SACD e DVD-A) e ultimamente si sta consolidando la riproduzione della cosiddetta “musica liquida”, definita tale per sottolinearne l’assenza di un concreto e immutabile supporto fisico. Che la fruizione avvenga a partire da un computer domestico, un device portatile o un media-box la fonte non cambia, si tratta sempre di file digitali – perlopiù da scaricare, possibilmente in modo legale, da internet – e per natura facilmente trasferibili da un dispositivo ad un altro – eventuali DRM o altre protezioni permettendo. Questo “nuovo” modo di ascoltare musica ad alta fedeltà presenta degli incontestabili ed evidenti vantaggi, d’altra parte introduce una serie di problematiche inedite e non necessariamente affini alle cognizioni dell’appassionato di “vecchia data”; riuscire infatti ad ottenere prestazioni qualitative superiori o all’altezza dei media tradizionali è senz’altro possibile ma può non risultare facile ed immediato per tutti. In realtà è sufficiente adottare alcuni piccoli accorgimenti e operare in modo consapevole per consentire alle nuove attrezzature di esprimersi senza intoppi ed evitare loro di incorrere in passaggi e collegamenti che rischino di inficiarne la qualità. Al di là dei dispositivi di lettura e trasporto cui si è fatto riferimento, lo strumento che meglio si presta a rappresentare l’emblema della riproduzione musicale in formato liquido è il DAC, acronimo di Digital to Analog Converter. Il DAC inteso come circuito integrato è da sempre il cuore di ogni lettore digitale di supporti ottici, nella fattispecie il riferimento è al DAC nella sua accezione di elettronica completa – con stadio di alimentazione, stadio d’ingresso, circuito di conversione e stadio d’uscita. Sono presenti sul mercato ormai da decenni, sia come complemento dedicato a specifiche meccaniche di lettura e trasporto, sia come convertitori “universali” volti a migliorare la qualità di conversione di qualunque lettore CD, ai quali si collegano mediante l’interfaccia digitale S/PDIF coassiale oppure ottica, di norma implementata in tutti i lettori. La differenza sostanziale tra le unità di conversione digitale/analogico appena illustrate e i DAC odierni consiste – progresso tecnologico e qualitativo a parte – nel “ruolo chiave” che si trovano a ricoprire, nell’essersi configurati come il fulcro attorno al quale in molti casi tende a ruotare l’intero impianto. Il moltiplicarsi di differenti sorgenti digitali – lettori ottici, computer, media-box, device portatili ma anche consolle videoludiche, decoder A/V e televisori – invariabilmente equipaggiate di uscite digitali configurabili, ha indotto i produttori a dotare le unità DAC di ingressi digitali multipli. Il DAC si connota così come un’entità “ibrida”, che assolve la sua funzione originaria di convertitore proponendosi al contempo come una sorta di preamplificatore – taluni lo sono esplicitamente, con tanto di attenuatore del volume e regolazione variabile del livello di guadagno. Grazie alla presenza di più interfacce S/PDIF coassiali e ottiche è possibile sfruttare un unico apparecchio per ricavare una conversione digitale/analogica di elevata qualità per tutti i dispositivi domestici – la scelta di un modello di DAC può quindi avvenire, oltre che in riferimento alla qualità, in funzione della dotazione di ingressi di cui dispone. Accanto agli input tradizionali molti DAC implementano anche un’interfaccia USB (meno frequente l’impiego della Firewire – intrinsecamente superiore ma diffusa principalmente in ambito professionale – o della più “lineare” I2S, con soluzioni proprietarie diversificate perché ancora priva di uno standard di connessione universalmente definito) dedicata alla conversione dei segnali provenienti direttamente da un computer. Accorgimenti quali l’isolamento galvanico (disaccoppiamento elettrico tra i dispositivi) e l’adozione di modalità di trasferimento asincrono consentono di minimizzare le controindicazioni correlate al protocollo USB – non espressamente dedicato alla riproduzione audio e preferito agli altri perché l’interfaccia è montata di serie su qualunque computer – garantendo un collegamento di qualità molto elevata, caratterizzato da bassissimi valori di jitter (difetto di sincronizzazione temporale del flusso digitale tra meccanica e convertitore) e perfettamente in grado di veicolare segnali ad alta risoluzione, anche superiori ai 24 bit di profondità e 192 kHz di frequenza. Proprio la possibilità di riprodurre con facilità e senza ulteriori aggravi i formati ad alta risoluzione – prerogativa anche dei lettori e supporti SACD e DVD-A, che hanno però riscosso scarso successo, verosimilmente per via dei costi e perché necessitano dell’acquisto di un dispositivo dedicato ancorché retro-compatibile – rappresenta un ulteriore e decisivo fattore a vantaggio della musica liquida, i titoli in HD (o HR) disponibili su internet in formato Lossless (senza perdita di informazioni, tra i quali il più diffuso e impostosi come standard è il FLAC, Free Lossless Audio Codec) sono costantemente in aumento e a prezzi spesso molto competitivi. Certo per apprezzare appieno l’indubbio incremento qualitativo rispetto al campionamento a 16 bit/44.1 kHz del formato CD è necessario, o quantomeno consigliato, dotarsi di un impianto anzitutto equilibrato e nel suo complesso di buon livello, sufficientemente rivelatore. Oggigiorno però non è più indispensabile investire una fortuna per comporne uno ed è senz’altro quest’ultima la più lieta novità nel settore dell’alta fedeltà. Esistono in commercio ottimi prodotti in qualunque fascia di prezzo, dall’Hi-Fi all’Hi-End la scelta è estremamente ampia e variegata, a seconda del target è naturalmente possibile ottenere man mano apprezzabili miglioramenti, è però indubbio che già la fascia di partenza garantisca un livello qualitativo molto gratificante, impensabile fino a pochi anni fa.

 

Il sintetico panorama finora illustrato e le diverse incognite cui si è accennato non traggano in inganno e non rappresentino un freno, assemblare un impianto ad alta fedeltà di ottimo o superlativo livello non è in definitiva poi tanto complicato. È sufficiente documentarsi adeguatamente e rispettare alcune semplici procedure per conseguire risultati di sicuro successo. Lo scopo del blog consiste proprio in questo, nel fornire uno strumento d’informazione utile e di semplice consultazione, volto a coadiuvare l’utente in una composizione consapevole dell’impianto o nell’intraprendere la direzione più opportuna per migliorarlo. Verranno di volta in volta approfonditi – con la dovuta umiltà e in modo, speriamo, sufficientemente chiaro – gli argomenti e le principali implicazioni che nel corso di questa introduzione sono stati brevemente elencati, con considerazioni e suggerimenti opportunamente correlati a differenti livelli di impianto. Saranno altresì analizzati nel dettaglio alcuni specifici prodotti: perché spiccatamente esplicativi, perché implementano novità tecniche di rilievo, per via di un superbo livello qualitativo oppure perché caratterizzati da un rapporto qualità/prezzo meritevole di particolare attenzione. Si tratta dunque di un metodo per rimanere anche aggiornati riguardo alle novità più interessanti del settore. È infine un nostro preciso desiderio che il blog possa diventare col tempo un luogo virtuale d’incontro nel quale condividere punti di vista, spunti di riflessione, approfondimenti e critiche, uno strumento interattivo e costruttivo, una fonte di crescita per tutti.

 

A presto!